La Villa Rospigliosi di Lamporecchio è uno dei più singolari edifici barocchi della Toscana settentrionale, anche se non è una delle ville più visitate. Sorge isolata sulle pendici occidentali del Montalbano, in una posizione che domina il fondovalle della Valdinievole, e fu commissionata nei primi anni Sessanta del Seicento da Giulio Rospigliosi, il prelato pistoiese che pochi anni dopo, nel 1667, sarebbe salito al soglio pontificio come Clemente IX. La sua peculiarità non sta nelle dimensioni, modeste rispetto alle grandi ville medicee del fondovalle, ma nell’autorialità: la fabbrica nasce nell’orbita di Gian Lorenzo Bernini, l’architetto e scultore che in quegli stessi anni stava trasformando il volto di Roma.
Giulio Rospigliosi, il committente pistoiese che divenne papa
I Rospigliosi erano una famiglia patrizia di Pistoia, attiva nella vita politica e mercantile cittadina sin dal Medioevo. Giulio nacque a Pistoia nel 1600 e si formò all’università di Pisa, prima di trasferirsi a Roma e di entrare nell’amministrazione pontificia. Fu nunzio apostolico in Spagna sotto Urbano VIII e segretario di Stato del cardinale Flavio Chigi durante il pontificato di Alessandro VII. Le fonti storiche riportano che fu in quegli anni romani che Rospigliosi entrò in contatto con la cerchia di artisti che gravitavano intorno a Bernini, ai Chigi e alla corte papale. Quando nel 1667 fu eletto papa, prese il nome di Clemente IX, regnò per poco più di due anni, e morì nel 1669 lasciando memoria di un pontificato breve ma moderato.
La villa di Lamporecchio nasce in questo orizzonte: la famiglia voleva una residenza di rappresentanza nei propri possedimenti toscani, un luogo dove ricevere ospiti, gestire le terre del Montalbano e riposare nei mesi caldi. Il progetto, per ammissione della tradizione locale e di numerosi studi seicenteschi, fu concepito nell’ambiente berniniano e portato a termine sul posto da Mattia De’ Rossi, allievo e collaboratore di lunga data del maestro.
Bernini, Mattia De’ Rossi e l’autorialità del progetto
Mattia De’ Rossi (1637–1695) fu uno dei più stretti aiuti di Bernini, collaboratore nei cantieri romani di Sant’Andrea al Quirinale e del colonnato di San Pietro. Quando i Rospigliosi avviarono la fabbrica di Lamporecchio, De’ Rossi era già un architetto autonomo, capace di interpretare il vocabolario berniniano con un linguaggio personale. Le ipotesi formulate dagli storici dell’architettura indicano che il disegno generale e la concezione spaziale provenissero dallo studio del maestro, mentre la direzione del cantiere, gli adattamenti alle pendenze del Montalbano e i rapporti con le maestranze locali furono affidati a De’ Rossi.
Il risultato è un edificio sobrio dall’esterno, con un fronte simmetrico scandito da paraste e un ordine architettonico misurato, ma che riserva all’interno la sorpresa di un grande salone a pianta ovale coperto da una cupola affrescata. Questa scelta tipologica, l’ovale come fulcro distributivo della villa, è uno degli stilemi più riconoscibili dell’architettura berniniana, ripreso in Sant’Andrea al Quirinale e applicato qui in scala domestica. La villa, vista da fuori, sembra un padiglione di campagna toscano; entrando, si rivela invece una macchina spaziale di matrice romana.

La sala ovale, gli affreschi e il programma decorativo
Il salone ovale, oggi noto come “sala degli affreschi”, è il cuore della villa e l’unico vero ambiente di rappresentanza di scala monumentale. La volta è interamente affrescata con scene di carattere allegorico e mitologico: secondo la tradizione locale, il programma iconografico fa riferimento alle virtù del committente e alla casata Rospigliosi, ma non è mai stato pubblicato uno studio sistematico che identifichi tutti gli episodi rappresentati. La cupola si chiude in un occhio centrale, da cui scendono fasci di stucchi dorati che scandiscono i pennacchi.
Le pareti del salone sono articolate da nicchie e da finestre cieche dipinte, secondo un gioco illusionistico tipico dell’arte barocca, che dilata otticamente l’ambiente. L’ingresso principale si affaccia su questo spazio dal fronte sud, mentre sui lati si aprono enfilade di ambienti minori che un tempo ospitavano camere, salotti e stanze di servizio. Per chi voglia approfondire il linguaggio decorativo delle ville aristocratiche toscane di età barocca rimandiamo alla nostra pagina sulle ville medicee e baroccche della Toscana, dove il confronto tra Rospigliosi e le precedenti residenze medicee aiuta a leggere il salto stilistico tra Cinquecento e Seicento.
La posizione sul Montalbano e il rapporto con il paesaggio
La villa è costruita ai limiti della Valdinievole, sulle prime pendici del Montalbano, in una posizione che permette di abbracciare con lo sguardo tutto il fondovalle fino alle colline di Cerreto Guidi e, nelle giornate limpide, fino alle Apuane. Il sito non fu scelto a caso. I Rospigliosi avevano terre coltivate a olivo, vigna e bosco nei dintorni di Lamporecchio, e la villa funzionava sia come residenza estiva sia come centro amministrativo dei poderi. Il giardino formale, oggi parzialmente perduto, era organizzato a terrazze digradanti verso valle, con vasche d’acqua e parterre geometrici.
Chi visita la zona oggi può raggiungere il punto panoramico più vicino alla villa percorrendo le strade collinari che salgono da Lamporecchio verso il crinale del Montalbano. Per orientarsi sui sentieri della zona consultate la nostra guida a Lamporecchio e al Montalbano, che ricostruisce il sistema dei borghi e dei sentieri storici.
La villa dal Settecento al Novecento
La famiglia Rospigliosi mantenne la proprietà della villa per generazioni, accorpando nel tempo altri possedimenti del Montalbano. Nel corso del Settecento la villa subì alcuni interventi di manutenzione e di ammodernamento, soprattutto per quanto riguarda gli ambienti residenziali al piano nobile, ma la struttura barocca originaria fu sostanzialmente rispettata. Nel periodo napoleonico parte degli arredi furono dispersi, secondo un destino comune a molte ville signorili toscane.
Nell’Ottocento la proprietà passò attraverso diversi rami familiari e, alla fine del secolo, fu venduta. La villa attraversò allora una lunga fase di sotto-utilizzo: per molti decenni fu poco più di una grande casa colonica con un salone affrescato, frequentata dalla famiglia colonica e poco accessibile al pubblico. Nel Novecento, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, gli studi sull’architettura barocca riscoprirono la fabbrica come opera dell’ambiente berniniano, e la villa cominciò a comparire nelle guide d’arte regionali.
La fase di apertura al pubblico come location per eventi (2002–2014)
Nei primi anni Duemila, in un contesto di crescente domanda di location di prestigio per matrimoni e ricevimenti in Toscana, la villa fu data in gestione a una società di servizi alberghieri, la Convivia Srl, attiva nella zona di Montecatini Terme. Tra il 2002 e il 2014 la villa funzionò come spazio per ricevimenti, banchetti, congressi e cerimonie. La sala ovale era utilizzata come fulcro delle feste, mentre nelle pertinenze furono adattate cucine, depositi e spazi tecnici per il servizio. Insieme alla villa, la stessa gestione proponeva un’altra struttura, la Fattoria Medicea, situata in Viale Cesare Battisti 1297 a Monsummano Terme, con vocazione complementare di carattere agricolo-storico.
Questa fase di apertura al pubblico è documentata da materiali promozionali, fotografie e contatti commerciali dell’epoca (la linea di prenotazione era il +39 0572 950124). La gestione si interruppe nel corso degli anni Dieci e dal 2017 circa il sito web ufficiale del periodo non risulta più attivo. Oggi la villa non risulta apertamente disponibile per visite né per eventi pubblici, ed è tornata a una condizione di proprietà privata riservata.
Cosa si può vedere oggi
La Villa Rospigliosi resta una proprietà privata. Non è inserita in circuiti di visita organizzata e non risultano calendari pubblici di apertura. Tuttavia, la sua architettura è visibile dalle strade pubbliche del Montalbano, ed è documentata da una bibliografia accademica solida. Chi visita Lamporecchio per ragioni di turismo culturale può inquadrarne il volume e l’orientamento dai punti panoramici della frazione di San Baronto e dai sentieri del crinale.
Per un’esperienza più completa della Toscana barocca consigliamo di abbinare la visita virtuale alla villa con un itinerario nelle terme della Valdinievole e una giornata di visita a Pistoia città, dove il barocco è ben rappresentato in alcune cappelle della cattedrale e nelle decorazioni del Battistero. Il quadro così composto restituisce il contesto culturale in cui Giulio Rospigliosi era cresciuto prima di partire per Roma.
Una memoria architettonica del Seicento toscano
La Villa Rospigliosi di Lamporecchio è uno di quei monumenti che non rientrano nei grandi circuiti turistici, ma che ricompensano chi ne ricostruisce la storia. Pochi siti riescono a condensare in un unico edificio la presenza di un papa, il linguaggio del massimo architetto del Seicento romano e il paesaggio agricolo del Montalbano. Per chi studia l’arte barocca italiana, il salone ovale con la sua cupola affrescata è una pagina di storia minore ma significativa. Per chi visita la Valdinievole, la villa è un riferimento topografico che lega Lamporecchio alle vicende della Roma seicentesca.